Pubblicazioni

Alle origini del fascismo di confine

Milica Kacin Wohinz



Il volume di Milica Kacin Wohinz esamina un periodo breve ma fondamentale della storia delle nostre terre, compreso tra il novembre del 1918 e il gennaio del 1921, quando, con la dissoluzione dell’impero asburgico, cambiarono radicalmente sia i confini che i rapporti tra le nazionalità che vi insistevano. Dall’ “occupazione” militare italiana dei territori conquistati nel 1918 fino alla loro annessione al regno d’Italia nel 1921, l’autrice approfondisce i problemi di un dopoguerra in cui le tensioni sociali si sommano con quelle legate alla specificità della presenza di nazionalità diverse, sullo stesso territorio. Due anni e due mesi in cui l’avvicendarsi di una amministrazione militare di “occupazione”, con mire espansionistiche verso i Balcani e di una amministrazione civile totalmente impreparata, trasformano il problema del rapporto con le minoranze in un problema di ordine pubblico gestito con pratiche repressive quali l’espulsione o il confino, creando i presupposti per la nascita di un violento squadrismo fascista di frontiera e allo stesso tempo di una forte e costante opposizione che troverà il suo sbocco naturale nella Resistenza.

La mia casa è la libertà

Majda Sfiligoj



Il libro di Majda Sfiligoj dedicato alla figura del padre, Avgust Sfiligoj, rappresenta per il pubblico italiano una nuova opportunità di accostarsi alla storia dell’irredentismo sloveno nel Litorale.
Impegnato nella lotta contro il fascismo e dopo il 1945 nella lotta politica per il riconoscimento dei diritti della popolazione slovena all’interno dei confini italiani, Avgust Sfiligoj, uomo di grande personalità, e intransigenza politica, può essere compreso solo tenendo presenti i due poli del suo agire politico, l’irredentismo e l’anticomunismo. La sua intera giovinezza trascorre tra processi, carcere, confino ed “esilio morale” ma è il processo che subisce nuovamente per la sua attività di antifascista in un Italia già “democratica” che lo rende un eroe non solo per la sua comunità nazionale. La partecipazione attiva alla vita politica del dopoguerra gli impedisce di rivestire il ruolo di simbolo della lotta di tutta la comunità slovena in Italia. Rimane però non solo protagonista di un periodo storico fondamentale, ma anche attore di un processo politico, le cui problematiche sono vive ed attuali perché ancora in parte irrisolte.

Deportacije slovenskih in hrvaških civilistov v italijanska taborišča 1942-1943

A cura di Boris M. Gombač e Dario Mattiussi



I saggi presentati in questo volume da storici italiani e sloveni indagano un fenomeno, quello dei campi di concentramento italiani e della deportazione in questi di anziani, donne e bambini di nazionalità slovena e croata, su cui esiste oggi una buona produzione scientifica ma che è ancora quasi sconosciuto a livello di divulgazione e praticamente assente nella manualistica scolastica. Eppure, proprio in queste province di confine, sarebbe opportuno che di questo argomento si parlasse di più anche perché, fra i deportati, una parte consistente era costituita da cittadini italiani di nazionalità slovena, cittadini di tutte le province della Venezia Giulia, a cui è stata finora negata persino la memoria delle sofferenze sopportate. I percorsi di ricerca tracciati dagli autori ci consentono di andare oltre ad una semplice ricognizione delle diverse situazioni riscontrabili nei campi nati lungo il confine orientale, permettendo confronti con lavori di carattere più generale ed individuando nuovi spunti di riflessione: dai legami tra i diversi campi di concentramento, al loro funzionamento anche dopo il 25 luglio e la caduta del regime fascista, al contributo che gli ex internati diedero al Movimento di liberazione italiano e sloveno delle nostre zone.

La Slovenia durante la seconda guerra mondiale

Zdenko Čepič, Damijan Guštin, Nevenka Troha



In Slovenia la seconda guerra mondiale ebbe inizio il 6 aprile 1941 con l’aggressione della Germania e dell’Italia alla Jugoslavia. Dopo la disfatta dell’esercito jugoslavo la Slovenia venne divisa e spartita tra i quattro Stati occupanti: Germania, Italia, Ungheria e, per una parte minore, lo Stato Indipendente Croato. Il regime di occupazione fu caratterizzato dai più diversi atti di violenza esercitati nei confronti della popolazione (uccisioni, arresti, internamenti, espulsioni) con lo scopo di annientare gli Sloveni come popolo e nazione. La risposta fu la nascita di un movimento di resistenza organizzato e condotto dal Fronte di liberazione del popolo sloveno, l’Osvobodilna fronta. Ad esso aderirono organizzazioni che si richiamavano a tutti gli orientamenti politici e sociali, fra le quali divenne forza trainante e determinante il Partito comunista. Tra gli obiettivi e i programmi di lotta ci fu anche la realizzazione di profondi cambiamenti nel campo sociale e nella gestione del potere statale. Oltre alle forze di occupazione e a quelle della resistenza, fu presente nella guerra in Slovenia una terza componente, quella dei domobranci, collaborazionisti delle forze occupanti contro il movimento di liberazione. Nel maggio del 1945, terminato il conflitto, il potere politico venne assunto dal Fronte di liberazione, che dappertutto vide come forza egemone il Partito comunista.

Primorski upor fašizmu 1920 - 1941

Milica Kacin Wohinz in Marta Verginella



L’ampia monografia delle ricercatrici Milica Kacin Wohinz e Marta Verginella rappresenta ad oggi la più completa analisi e la più esauriente rappresentazione della storia contemporanea della Primorska – la zona di confine tra l’Italia e la Slovenia; alcuni degli elementi esposti erano già noti, altri risultano invece parzialmente sconosciuti o addirittura taciuti. Una novità importante è data dalle fonti poco o per nulla conosciute alle quali attingono le autrici: documenti degli organi di repressione fascista, giornali italiani e sloveni, memorie e testimonianze biografiche. La prima rivolta europea contro il fascismo è descritta in tutta la sua varietà ideologica, nella sua ambiguità e nella problematicità degli attori in gioco, dei legami internazionali e delle reazioni del governo italiano e dell’opinione pubblica. In un periodo in cui cresce l’interesse per questo capitolo della storia slovena, il libro risponderà a molte questioni ancora aperte e per molti lettori il suo contenuto sarà una scoperta.

Le nostre ragazze vanno in Germania

Dorica Makuc



La memoria collettiva di una generazione, raccolta da Dorica Makuc, ci restituisce la tragica esperienza della deportazione femminile dal goriziano durante la Seconda Guerra mondiale. La voce delle sopravvissute, intervistate dall’autrice, è anche quella di centinaia di altre ragazze e donne slovene che non hanno mai potuto raccontare ciò che è stato. A loro è dedicato questo libro.

L'orma del TIGR

Dorče Sardoč



Dorče (Teodoro) Sardoč è nato a Slivno (Slivia) presso Aurisina in provincia di Trieste nel 1898. Nell’anno successivo la famiglia si trasferisce a Gorizia, dove Dorče trascorre l’infanzia e la prima gioventù. Alla fine della Grande guerra inizia gli studi di medicina, conseguendo la specializzazione in odontoiatria a Vienna. Durante gli studi non viene mai meno il suo impegno politico e nazionale che va crescendo parallelamente al consolidamento del fascismo. Nel 1926 si trasferisce a Trieste, dove svolge la sua professione. Nel 1928 viene confinato a Lipari. Il rientro a Trieste nel 1932 segna l’inizio di un’intensa attività antifascista, che si conclude nel giugno 1940, quando viene internato, arrestato e nel dicembre 1941 condannato a morte dal Tribunale speciale e per la difesa dello Stato. Nella notte prima dell’esecuzione la condanna viene tramutata in ergastolo, che sconta nel penitenziario di Santo Stefano. Liberato nel settembre 1943 dalle truppe alleate, vive a Palermo, Algeri e Roma fino al definitivo ritorno a Trieste nel 1945. Con la fine della guerra si conclude anche il suo impegno politico. Dorče Sardoč muore a Gorizia il 17 giugno 1988.